Francesco Conti, mezzofondista di spicco dell’Atletica Imola e da anni ai vertici del movimento nazionale, si racconta in esclusiva nella pausa tra la stagione indoor, dove si è laureato vice-campione italiano degli 800, e la stagione all’aperto, il cui inizio è davvero prossimo e che vede in calendario appuntamenti davvero importanti per lui e per la sua carriera. Inseguendo un sogno chiamato Nazionale…

La stagione indoor si è conclusa con un secondo posto agli assoluti sugli 800, che però non ha portato alla convocazione per i mondiali di Belgrado. Come valuti questa parte iniziale della tua stagione?

In generale, è stata una stagione indoor molto positiva. Nei miei programmi, doveva essere un momento di passaggio in preparazione ai veri obiettivi di quest’anno, che sono tutti collocati nella parte outdoor, cioè all’aperto. Dei buoni risultati sono comunque arrivati, anche se dal mio punto di vista è mancata la classica ciliegina sulla torta…che poteva essere la convocazione per i mondiali di Belgrado o il titolo nazionale sugli 800. In tutti i casi, ho corso 2 dei miei migliori tempi di sempre negli 800, e anche nei 400 sono andato davvero molto bene. E’ mancato solo l’acuto, ma va bene così”.

A Belgrado, nella rassegna iridata indoor appena conclusa, 2 medaglie per l’Italia con i soliti Jacobs e Tamberi. Che momento sta vivendo l’atletica italiana?

Credo che per l’atletica italiana sia il miglior momento di sempre. Infatti, oltre a tutte le stelle di questo sport che ormai tutti conosciamo alla perfezione grazie ai loro straordinari trionfi, c’è stato un innalzamento del livello medio praticamente in tutte le discipline. Le prestazioni sono migliorate in tutte le specialità e gli acuti di alcuni atleti sono soltanto la punta di quell’iceberg rappresentato dal movimento italiano”.

Quali sono i tuoi principali obiettivi per la stagione all’aperto, che ormai è alle porte?

L’obiettivo principale è soltanto uno: tornare in azzurro. Dopo varie apparizioni con le selezioni giovanili, vorrei finalmente vestire la maglia della nazionale assoluta. Ci sono davvero tante possibilità per realizzare questo mio sogno. Quest’estate ci saranno Europei, Mondiali, Giochi del Mediterraneo e anche le Universiadi. Il massimo sarebbe partecipare alla competizione iridata, da sempre il traguardo di ogni atleta, ma, come detto, il mio obiettivo è vestirmi di azzurro. Poco importa in quale circostanza, mi basta esserci. Voglio migliorare ulteriormente i miei tempi e giocare tutte le carte a mia disposizione per raggiungere questo prestigioso traguardo”.

Hai in programma allenamenti specifici che ti possano portare in futuro ad affrontare gare diverse rispetto al doppio giro di pista, specialità nella quale ormai sei uno specialista?

Quando ero più giovane correvo i 400, fino circa ai 20 anni. Poi sono passato alla doppia distanza, che sinceramente mi piace molto e mi dà grandi stimoli. Si era paventata in passato l’ipotesi di correre anche i 1500, ma è rimasta sempre solo un’idea; mai, né in allenamento né in gara, abbiamo poi tradotto questo pensiero in realtà. Quindi non credo che ci siano i presupposti per un cambio di specialità imminente, anche perché difficilmente credo che sarei in grado di raggiungere gli stessi risultati degli 800”.

Come ti trovi all’Atletica Imola?

Mi trovo molto bene. Sono sempre disponibili a venire incontro alle mie diverse esigenze, soprattutto dal punto di vista logistico e organizzativo. Mi sento molto coccolato dal Presidente e dai vertici della società, c’è un bel rapporto. Il mio allenatore è Vittorio Ercolani. Lavoro con lui da quando avevo appena 16 anni, quindi ormai è un decennio abbondante che collaboriamo quotidianamente sul campo di gara. Mi sono sempre trovato molto bene con lui e non ho mai avuto il minimo interesse di cercare qualcun altro che mi seguisse. Nutro grande fiducia nei suoi confronti, è una bellissima persona dal punto di vista umano ed è molto preparato a livello sportivo, anche perché è molto aperto ad ascoltare eventuali consigli o suggerimenti che possano migliorare le nostre metodologie di allenamento”.

Cosa significa per te l’atletica?

Per me è molto di più di un semplice sport…è una cosa che mi piace molto fare e che mi dà grandissime soddisfazioni, facendomi sentire realizzato. Adesso fortunatamente non è la mia professione, anche se parecchi anni fa il fatto che lo diventasse era uno dei miei principali obiettivi. Dico fortunatamente perché in questo momento mi trovo in una condizione perfetta per rendere al massimo; sono un dottorando, quindi sto portando avanti la carriera accademica come ho sempre voluto, non ho pressioni particolari e ho tanto tempo libero per allenarmi. Quindi in pratica faccio una vita da atleta professionista, ma con la mente molto più sgombra. Corro perché mi piace, non perché devo, quindi riesco ad essere performante e ad andare forte”.

Di Carlo

Lascia un commento