Continuiamo nella conoscenza del mondo del padel imolese grazie alla storia di Giorgio Negroni, atleta di spicco del Village Paddle Imola che quest’anno affronterà per la prima volta nella sua storia il campionato di serie A a squadre. Questo fantastico gruppo di atleti è riuscito ad arrivare ai massimi livelli nazionali dopo essere partito dalla serie D appena 4 anni fa, a dimostrazione di una coesione di gruppo davvero ammirevole e di un valore tecnico complessivo veramente considerevole.

Giorgio, come hai incontrato il padel?
“Iniziai casualmente grazie al mio allenatore di tennis, Andrea Giacomoni. Ai tempi era il 2017 e c’era giusto un campo a Bagnacavallo dove appunto ho iniziato a giocare.”

Cosa ti affascina maggiormente di questa disciplina?
“La cosa che mi ha fin da subito affascinato di questo sport è l’unicità che si ha in ogni punto, associata a colpi più spettacolari rispetto a quelli del tennis. Insomma mi sembra molto più dinamico e soprattutto questa caratteristica è imprescindibile dalla categoria. Anche in categorie inferiori la possibilità di fare lunghi scambi lo rende uno sport piacevole da guardare e da praticare.”

Quali sono i risultati migliori che hai ottenuto finora nella tua carriera?
“Tra i risultati più importanti della mia carriera sicuramente la vittoria di una tappa Slam, la semifinale ai campionati italiani, la partecipazione alle final four di serie A al Foro Italico con il Misano Sporting club e la promozione in serie A di quest’anno con Imola”.

C’è un colpo o una parte del gioco sui quali devi ancora lavorare per alzare il livello delle tue prestazioni in campo?
“Per quanto riguarda il gioco credo di essere un giocatore completo. Sicuramente ad alti livelli diventa essenziale avere uno smash efficace per essere più incisivo. Per cui credo che questo sia uno dei colpi fondamentali da migliorare per stare lassù. Oltre a ciò, probabilmente, la preparazione fisica specifica e gli allenamenti di intensità sono i punti in cui sono attualmente più carente”.

Quali sono, secondo te, le cause principali di questa incredibile esplosione del padel? Cosa lo rende così accattivante per chi gioca e per chi lo guarda?
“Credo che ci sia un tempo per tutte le cose.. il padel c’era anche dieci anni fa e c’era chi aveva smontato i campi perché nessuno ci giocava. Negli ultimi anni la crescita è stata davvero esponenziale ed è riduttivo legarla soltanto alla facilità del gioco, come spesso si sente in giro. Sicuramente la vita social che ci accompagna ogni giorno è un fattore da non sottovalutare. L’esposizione da parte di sportivi influenti e gli accordi con televisioni importanti hanno aiutato a dare luce a questo meraviglioso sport”.

Quali sono le qualità necessarie per diventare un giocatore di padel di buon livello?
“Come ho già detto prima, la preparazione fisica per questo gioco è molto importante. Oltre a questo, penso che sia uno sport dove un duro lavoratore può arrivare ad ottimi livelli. Tra i più grandi giocatori al mondo c’è anche chi non spicca necessariamente per il talento. Detto ciò, chi segue il padel a livello mondiale da più di cinque anni credo che possa essere d’accordo con me su quanto l’aspetto atletico si sia evoluto fino ad essere oggi predominante”.

Lo scorso anno avete conquistato la serie A con il team del Village Paddle e quest’anno avrete la possibilità di misurarvi con i migliori giocatori a livello nazionale. Come valuti questa opportunità?
“Per me il Village Paddle é una famiglia e sono davvero entusiasta di essere arrivato in serie A con loro, partendo dalla serie D. Quest’anno ci sarà la massima serie da giocare ed il livello sulla carta è davvero molto alto. Ci fa onore sicuramente non aver snaturato la squadra mettendo in campo molti più giocatori italiani rispetto alle altre rivali. Sarà una sfida complessa ma sicuramente daremo battaglia in ogni singolo match per restare nella massima categoria”.

Quali sono i tuoi principali obiettivi per il 2022?
“Per questo 2022 vorrei riuscire ad allenarmi con continuità, partecipando ai tornei nazionali più importanti. Purtroppo negli ultimi due anni ho dovuto mettere in secondo piano tutto questo, portando a termine l’università e iniziando il lavoro nell’azienda di famiglia. Sono molto contento della strada che ho intrapreso, anche se sicuramente sono più i contro che i pro nell’ambito sportivo. Da una parte mi sento più penalizzato rispetto agli altri giocatori nel lato della preparazione ma dall’altra ho davvero poca pressione durante le partite e cerco di prendere tutto con divertimento, anche se a volte non ci riesco visto il mio lato estremamente competitivo”.

Di Carlo

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