Il mordanese Manuele Spadoni è cresciuto sporcandosi le mani di olio e grasso, lavorando su motori di ogni tipologia e la sua passione in questo ambito è cresciuta con il passare degli anni, tant’è che poche settimane fa ha partecipato ad un’importante fiera del settore, tenutasi a Verona, durante la quale ha avuto la possibilità di mostrare al grande pubblico le sue particolari creazioni.
Manuele, da dove nasce questa tua enorme passione per i motori?
“La passione per i motori a 2 e 4 ruote me l’ha attaccata mio padre. Ricordo che tutte le domeniche ci trovavamo da mia nonna in campagna a Mordano e ogni volta che sentivamo il rombo dei motori trasportato dal vento provenire da Imola ci guardavamo in faccia e con il semplice sguardo sapevamo già che finito il pranzo saremmo corsi in autodromo. Da li è iniziato tutto; lui mi spiegava e mi faceva vedere i vari particolari e a quel punto mi si è aperto un mondo, prima coi kart per poi arrivare ai team di macchine da corsa e alle moto in garage”.
C’è stata una persona alla quale devi qualcosa in particolare se ripensi a questo tuo percorso di crescita individuale?
“Devo tutto a mio babbo. Oltre ad avermi trasmesso la passione è sempre stato presente, e tuttora è sempre pronto ad aiutarmi. Se devo pensare al di fuori della mia famiglia ho avuto e ho tuttora la fortuna di lavorare con persone fantastiche, sia professionalmente che umanamente, dalle quali ho imparato tantissimo e con le quali condivido il mio percorso”.
Quanto è importante sporcarsi le mani per imparare sempre qualcosa di nuovo?
“Imparare qualcosa vuol dire mettersi in gioco; io personalmente non riesco a stare fermo, ho sempre la testa che frulla e quindi posso dire che non mi annoio. Se la mettiamo dal punto di vista dell’apprendimento, penso che la teoria sia importante, ma non meno della pratica. Anzi, forse per quello che ho vissuto io potrebbe essere valido anche il contrario; mentre lavori e ti sporchi le mani assimili meglio anche la teoria e inoltre intuisci subito quali potranno essere i problemi eventualmente da risolvere”.

Qualche giorno fa hai partecipato ad un’importante fiera a Verona per presentare al grande pubblico le tue idee e le tue creazioni. Cosa ci puoi raccontare di questa fantastica esperienza?
“Fino alla scorsa settimana non avevo mai partecipato attivamente ad una fiera. Avevo sempre portato le moto costruite da me ai vari concorsi o meglio dire alle tappe dei campionati italiani ed internazionali. Qualche settimana fa invece ho deciso di avere uno stand tutto mio alla fiera Motor Bike Expo di Verona. La fiera è stata molto tosta, ma alla fine la fatica è stata addolcita da amici che sono passati a trovarmi, da parole, da sorrisi, da abbracci, da strette di mano, da pacche sulla spalla. Tutte piccole cose che ti danno la forza di andare avanti. A Verona ho portato 2 moto; a una di esse sono molto legato, cioè una Kawasaki 550 dell’83 che ho presentato per la prima volta nel 2014 ma che suscita ancora grande interesse. L’altra moto invece l’ho presentata proprio a Verona; è un modello particolare, una moto di una associazione di Parma, la Easy Riders Onlus, la quale dà la possibilità alle persone disabili di ritornare in sella. L’ho adattata alle loro esigenze particolari e in più l’ho modificata per quanto riguarda tutta la parte estetica”.

Quali idee bollono in pentola?
“Per il futuro ci sono vari progetti: dopo la chitarra di Piero Pelù, ho un altro bel progetto sempre in ambito musicale. In più mi dedicherò a moto, accessori ed alla creazione di oggetti di interior design. Ho voluto fare la fiera anche per vedere che impatto si poteva avere con questa realtà per me sconosciuta visto che per ora è tutta passione. Vedremo cosa succederà in futuro, le sfide sono sempre dietro l’angolo”.
Nella foto di copertina, la presentazione della moto per disabili Easy Riders Onlus