L’hockey in line approda a Imola nel lontano 1997 e da quel momento parte una splendida storia di sport. Ripercorriamo insieme a Samuele Gaddoni, figura di riferimento di tutto il movimento imolese, le tappe fondamentali di questo percorso, menzionando quelle persone che maggiormente hanno contribuito alla nascita e allo successivo sviluppo della Società.
Samuele, quale furono i primi passi dell’Hockey Imola “Ice in line”?
“L’hockey in line arriva a Imola grazie all’intuizione di Gino Rosciani, che negli anni successivi diventerà anche presidente dell’associazione, il quale raccoglie un gruppo di amatori dei pattini per formare una prima squadra Senior da iscrivere al Campionato Federale di serie B. Questa formazione riscuote diversi successi, dalla storica promozione in A2 nel 2002 alla partecipazione della Coppa Italia del 2003, ma l’assenza di un impianto casalingo e di un solido settore giovanile porta, alla fine di quell’anno, allo scioglimento del gruppo. Da quella esperienza e consapevoli degli errori fatti in precedenza, viene costituita la nuova associazione con obiettivi principali la promozione dell’hockey in line tra i giovani e la formazione di diverse squadre giovanili che potessero dare un ricambio generazionale, aspetto mancato nel primo progetto. Pur senza un impianto, dal 2004 ad oggi l’Hockey Imola ha sempre iscritto squadre giovanili ai campionati federali e quegli stessi giovani oggi sono il fulcro della squadra senior di Serie C che ha un’età media di circa 20 anni”.

Come ci hai appena raccontato, la prima squadra milita in Serie C e le numerose squadre giovanili sono iscritte a tutti i campionati di categoria. Vedi con ottimismo il futuro prossimo della vostra società?
“Dopo 20 anni di lotte continue per ottenere spazi adeguati che non arrivano, vedere con ottimismo il futuro non è facile. Oggi l’associazione ha 100 tesserati e un folto gruppo di genitori e appassionati che ci spingono ad andare avanti con entusiasmo. Il potenziale dei ragazzi meriterebbe una categoria superiore alla Serie C attuale ma l’assenza di un impianto casalingo ci frena nel fare investimenti maggiori rispetto a quelli comunque già fatti per quanto riguarda l’acquisto di legni, reti di protezione e porte per consentire gli allenamenti, che non potranno comunque mai essere all’altezza senza vere balaustre”.

In quale modo vi muovete nel panorama imolese per trovare nuovi giocatori da inserire nel vostro club?
“Siamo uno dei tanti sport minori che soffre la mancanza di visibilità in città e spesso di fronte alla parola hockey la domanda è “Esiste l’hockey a Imola? Non lo sapevo”. Da anni ci presentiamo nelle scuole del Circondario per farci conoscere, per non parlare dei campi estivi con i quali collaboriamo da tempo, ma la forma più vincente di promozione, ad oggi, è il passaparola. A primo impatto il nostro sport risulta difficile perché devi saper pattinare, gestire un disco con una stecca, collaborare con i compagni; molti bambini e ragazzi si scoraggiano alle prime prove e vogliono abbandonare, ma poi in realtà dopo 2 mesi di pratica riescono già a disputare le prime partite e a divertirsi parecchio”.

Gli sport considerati minori hanno pagato pesantemente le conseguenze del Covid, soprattutto a livello economico. Puoi raccontarci la vostra esperienza in merito a come avete affrontato questa pandemia?
“La pandemia ha creato problemi a tutte le società sportive e così è stato anche per noi. L’impossibilità di fare promozione ci ha impedito di reclutare nuovi atleti, creando un buco generazionale che pagheremo nel proseguo degli anni. Grazie all’affiatamento creato tra i ragazzi, abbiamo avuto la fortuna di avere pochissime defezioni da parte degli atleti; inoltre l’investimento in tamponi e dispositivi di sicurezza ci ha consentito di continuare i campionati, se pur in alcuni casi senza allenamento, dando la possibilità ai nostri giocatori di ritrovare l’entusiasmo della partita. L’azzeramento delle quote di partecipazione per la stagione 2020/2021 è stato il danno più importante data l’assenza di sponsor per la società, ma in questo momento storico bisognava dare un segnale alle famiglie, ampiamente ripagato con la loro continua partecipazione”.

Quali sono gli obiettivi principali per il 2022?
“L’obiettivo principale della nostra associazione è sempre stato quello di fornire aggregazione e divertimento per giovani e meno giovani. Abbiamo cominciato il campionato di Serie C per dare spazio a tutti quei ragazzi che avevano finito il ciclo dei campionati giovanili, con l’obiettivo di fare esperienza e presentare tra qualche anno una squadra competitiva formata solo da atleti del vivaio. Le normative Covid ci hanno impedito di creare un secondo gruppo senior di stampo amatoriale, ma il progetto verrà ripreso non appena le condizioni ce lo consentiranno. Non dimentichiamo, però, che la nostra “mission” è sempre stata rivolta alle attività giovanili, e se in questa stagione l’Hockey Imola schiera una squadra in Under12 e una in Under16 e collabora con Forlì e Riccione per le categorie Under14 e Under18, l’obiettivo della prossima stagione è quello di portare nei campionati giovanili anche una squadra tutta femminile, dato il crescente numero di atlete che si sta appassionando alla nostra disciplina”.
[Leonardo Fiocchi]